venerdì, 17 ottobre 2008 | in : infervory, babbi sullorlo di una crisi

In Italia non si fanno più figli, praticamente per poter mantenere un decente incremento demografico importiamo pure quelli dai paesi in via di sviluppo. I più grandi sociologi italiani si lambiccano il cervello in cerca di risposte a questo dilagante fenomeno, queste menti eccelse ci propinano spiegazioni profonde come un  crescente egoismo occidentale che offusca la naturale visione della vita facendoci rinunciare a notti insonni  cambi di pannolino e poppate. Secondo loro fondamentalmente siamo egoisti, non vogliamo rinunciare alla nostra indipendenza e agli aperitivi con gli amici. Tutto verissimo, tutto giustissimo, tutto meravigliosamente limpido nella sua disarmante verità, insomma tutto vero per il telefilm Beverly Hils 90210 un po’ meno per noi su questo pianeta.
Ho un figlio, lo sapete, vi ho abbondantemente massacrato le gonadi con la descrizione di come è cambiata la mia vita, è la gioia più grande che un individuo possa provare, vivo anche solo per sentirlo respirare, sono capace di stare ore a guardarlo dormire e a chiedermi come sia possibile una tale meraviglia, vorrei averne altri, due, tre, cinque, insomma vorrei un asilo nido di piccole pesti ululanti che mi si arrampicano addosso, non mi spaventa non dormire, non mi spaventa non poter uscire la sera, non mi spaventa dover adattare le mie esigenze a lui è lui la mia esigenza, vederlo vivere felicemente è la mia unica esigenza, mi spaventa solo una cosa: non potergli dare. Non potergli dare un bene materiale, il mio tempo libero, il mio affetto,  la mia stessa vita quando me la chiederà o ne avrà bisogno. Sono un pazzo lo so, lo sono diventato quando ho visto la prima volta la sua faccia sporca e violacea, ma faccio parte di un esercito di pazzi, dieci cento mille, milioni di pazzi che non chiedono altro dalla vita che poter vivere liberamente la propria pazzia, fateci vivere questa pazzia vi prego dateci la possibilità.
Non è possibile, vi chiedo come sia possibile che un asili nido STATALE chieda 383 al mese euro pasti esclusi per poter tenere un bimbo fino alle 15,30 senza tenere conto che  già solo il pensiero di non poterlo avere accanto tutto il giorno ti fa esplodere il cuore e se poi per farlo devi pure spendere simili cifre inizi a meditare fortemente quanto segue:
Retta asilo nido mio figlio 383 euro, con mastercard..
Stipendio part-time 800 euro, con mastercard.
Non lavorare per 417 euro al mese ma stare col proprio figlio non ha prezzo…
 
E pane e cipolla sia…
Lavorini @ 20:03 | commenti (34)(popup) | commenti (34)
martedì, 05 febbraio 2008 | in : babbi sullorlo di una crisi

Il pannolino può essere cambiato per tre ragioni:

a)         perché lo dice la mamma;
b)         perché lo dice la suocera;
c)         perché il bimbo ha cagato.

Naturalmente il gesto perde, nei primi due casi, gran parte della sua drammaticità.
Il vero, autentico, cambio di pannolino prevede la presenza della merda.

Di solito accade così:
La mamma prende in braccio il bambino, lo annusa un po' e dice, con voce gaia e piuttosto cretina:
'E qui cosa abbiamo fatto, eh? Sento un certo odorino: cosa ha fatto l'angioletto?'.
Poi la mamma va di là e vomita.

A questo punto si riconosce il padre di destra e il padre di sinistra.
Il padre di destra dice: 'Che schifo!' e chiama la tata.
Il padre di sinistra prende il bambino e lo va a cambiare.
Il pannolino si cambia, rigorosamente, sul fasciatoio.
Il fasciatoio è un mobile che quando lo vedi a casa tua, capisci che un sacco di cose sono finite per sempre, tra le quali la giovinezza.
Comunque è studiato bene: ha dei cassettini vari e un piano su cui appoggiare il bambino.
Far star fermo il bambino su quel piano è come far stare una trota in bilico sul bordo del lavandino. E' fondamentale non distrarsi mai.

Il neonato medio non è in grado quasi di girarsi sul fianco, ma è perfettamente in grado, appena ti volti, di buttarsi giù dal fasciatoio facendoti il gesto dell'ombrello: pare che si allenino nella placenta, in quei nove mesi che passano sott'acqua.

Dunque: tenere ben ferma la trota e sperare in bene.

Una volta spogliato il bambino, appare il pannolino contenente quello che Gadda chiamava "l'estruso". E' il momento della verità. Si staccano due pezzi di scotch ai lati e il pannolino si apre. La zaffata è impressionante. E' singolare cosa riesca a produrre un intestino tutto sommato vergine: cose del genere te le aspetteresti dall'intestino di Bukowski, non di tuo figlio. Ma tant'è: non c'è niente da fare.
O meglio: si inventano tecniche di sopravvivenza.

Io, ad esempio, mi son convinto che tutto sommato la merda dei bambini profuma di yogurt.
Fateci caso: se non guardate potrebbe anche sembrare che vostro figlio si sia seduto su una confezione famiglia di Yomo doppia panna. Se guardate è più difficile. Ma senza guardare? Io con questo sistema sono riuscito ad ottenere ottimi risultati: adesso quando apro uno yogurt sento odor di merda.


Impugnare con la mano sinistra le caviglie del bambino e tirarlo su come una gallina.
Con la destra aprire la confezione di salviettine profumate e prenderne una. Neanche il mago Silvan ci riuscirebbe: le salviettine vengono via solo a gruppi di ottanta. Scuotete allora il blocchetto fino a rimanere con tra le dita un numero inferiore a cinque salviette. A quel punto, di solito, la gallina-trota, stufa di stare appesa come un idiota, dà uno strattone: se non vi cade, riuscirà comunque a spargere un po' di cacca in giro.

Tamponate ovunque con le salviettine profumate. Ritirate su il pollo e con gesto rapinoso pulite il sedere del bambino. Posate le salviettine usate nel pannolino e richiudetelo.
A quel punto la vostra situazione è: nella mano sinistra un pollo-trota coi lineamenti di vostro figlio. Nella mano destra, una bomba chimica.


NON andate a buttare la bomba chimica: la trota scivolerebbe per terra.
Quindi, posatela nei paraggi (la bomba, non la trota) registrando il curioso profumo di yogurt che si spande per l'aria. Senza mollare la presa con la mano sinistra, usate la destra per detergere a fondo e poi passate all'olio. Ve ne versate alcune gocce sulla mano.

Esse scivoleranno immediatamente giù verso il polso, valicheranno il confine dei polsini, e da lì spariranno nell'underground dei vostri vestiti. La sera ne troverete traccia nei calzini. Completamente lubrificati, passate alla Pasta di Fissan, un singolare prodotto nato da un amplesso tra la maionese Calvè e del gesso liquido. Ne riempite il sedere del pollo e naturalmente ve ne distribuite variamente in giro per giacche, pantaloni, ecc. A quel punto avete praticamente finito. A quel punto il bambino fa pipì.


Il bambino non fa pipì a caso. La fa sul vostro maglione. Voi fate un istintivo salto indietro.
Errore.
La trota, finalmente libera, si butta giù dal fasciatoio.
Ritirate su la trota e non raccontate mai alla mamma l'accaduto.

Prendere il pannolino nuovo. Capire qual è il lato davanti (di solito c'è una greca colorata che aiuta, facendovi sentire imbecilli).Inserire il pannolino tra le gambe del bambino e chiudere. Il sistema è stato studiato bene: due specie di pezzi di scotch e il pannolino si chiude. Si, ma
quanto si chiude? Così è troppo stretto, così è troppo largo, così è troppo stretto,così è troppo largo. Si può arrivare anche ad una ventina di tentativi. E' in quel momento che il bambino comincia ad intuire di avere un padre scemo: giustamente manifesta una certa delusione, cioè inizia a gridare come un martire. Da qui in poi si fa tutto in apnea e in un bagno di sudore.

Nonostante i decibel espressi dal bambino, mantenere la calma e provare a rivestire il bambino. E' questo il momento dei poussoir. Quando Dio caccio gli uomini dal paradiso terrestre disse: partorirete con dolore e dovrete chiudere le tutine dei vostri figli con i poussoir.

Per chiudere un poussoir bisogna avere: grandissimo sangue freddo, mira eccezionale,
culo della madonna.
Il numero di poussoir presente in una tutina è sorprendente e, perfidamente, dispari.

Se nonostante tutto riuscite a rivestire il bambino, avete praticamente finito.
Vi ricordate che avete dimenticato il borotalco: il culetto si arrossirà. Pensate ai bambini in Africa e concludete: si arrossirà, e che sarà mai? Quindi prendete il bambino e lo riconsegnate alla mamma. Lei chiederà: 'L'hai messo il borotalco?'. Voi direte: 'Sì'. Con convinzione.


Ripercussioni fisiche e psichiche. Fisicamente, cambiare un pannolino, brucia le stesse calorie di una partita di tennis. Psichicamente il padre post-pannolino tende a sentirsi spaventosamente buono e in pace con se stesso.

Per almeno tre ore è convinto di avere la nobiltà d'animo di Madre Teresa di Calcutta.

Quando l'effetto svanisce, subentra un irresistibile desiderio di essere single, giovane, cretino e un po' di destra. Alcuni si spingono fino a consultare il settore 'Decappottabili' su Gente & Motori. Altri telefonano ad una ex-fidanzata e quando lei risponde mettono giù. Pochi dicono che devono andare a comprare le sigarette, escono e poi, tragicamente,  ritornano.
In casa li avvolge la sicurezza del focolare, il tepore dei sentimenti sicuri, e un singolare, acutissimo profumo di yogurt.

Un anonimo neo-papà

 

Lavorini @ 21:32 | commenti (46)(popup) | commenti (46)
giovedì, 24 gennaio 2008 | in : babbi sullorlo di una crisi
 

   

"Huston, che cavolo! Progettateli meglio questi sbarchi! Dire che è stato traumatico è dir poco! Ma chi cavolo lo ha progettato questo sbarco? Lo stuntman del circo Togni? La mia astronave si è disintegrata ore prima dello sbarco lasciandomi completamente privo di protezione e all'asciutto. Sotto l'effetto di spinte gravitazionali fortissime sono stato spremuto come un tubetto di maionese verso una specie di tunnel spazio temporale attraversato il quale mi sono trovato nudo e urlante in mano ad un essere enorme che mi parlava in una lingua sconosciuta, fortunatamente subito dopo sono stato deposto su di un terreno morbido e accogliente anche se collinare ed ho udito le due voci che già conoscevo e che mi rassicuravano dall'esterno della mia nave durante il viaggio.
Devo dire che quei due esseri me li immaginavo diversi, il loro aspetto non è un granchè, mi sono apparsi straordinariamente stanchi, soprattutto quello di genere femminile, e quello di genere maschile sembrava molto emozionato e piangeva a dirotto . Strana gente, mi ricordo di aver pensato, quello che ha fatto lo sbarco e tutto il lavoro sono io, e loro sono stanchi! Mah!
Subito dopo questo breve contatto rassicurante sono stato strappato via da quel luogo confortevole e sottoposto ad ogni sorta di test, misurazioni del peso della lunghezza e dei riflessi, sinceramente come comitato di accoglienza su questo pianeta lasciano a desiderare.
Dopo questi test mi è stata applicata una nuova tuta aerospaziale di colori sgargianti e un sistema di stoccaggio dei rifiuti denominato “pannolino”, ho provveduto immediatamente al collaudo Huston, il sistema funziona sia con i solidi che con i liquidi.
Devo dire che i momenti migliori della mia giornata sono quando mi viene fornito il sostentamento mediante due morbide enormi sonde semisferiche, provo una irresistibile attrazione per esse, non so spiegare, oltre ad assumere il sostentamento hanno un effetto estremamente tranquillizzante su di me e penso che l'attrazione per tali sonde mi rimarrà anche negli anni a venire.

In sostanza Huston, sbarco traumatico a parte non mi trovo male sul nuovo mondo, penso che mi adatterò molto bene al nuovo ambiente anche grazie alle due persone che si occupano costantemente dei miei bisogni e che mi fanno sentire unico e irripetibile, Mamma e Papà.
Qui Lorenzo, Huston, passo e chiudo”


Lavorini @ 23:05 | commenti (33)(popup) | commenti (33)