
La definiscono la maggiore crisi economica dal millenovecentoventinove ad oggi e il panico ormai si diffonde. Eppure qualche timido segnale lo avevamo avuto , segnali difficili da decifrare anche dopo lunghe attente analisi da parte dei maggiori osservatori economici, ma i segnali li avevamo avuti. Alcune stranezze avrebbero dovuto insospettirci, tipo: l’incrementarsi dei bunjee jumping dal ventiseiesimo piano dei grattaceli di wall street senza elastico , la mensa della caritas che pullulava di amministratori dell’unicredit che tentavano di rubare i panini agli orfani in fila per la zuppa, il finanziere Geronzi in lista per l’isola dei famosi. Insomma si trattava di timidi e quasi incomprensibili segnali , ma diavolo, Ci avevano avvisato ! Nel 1929 non è stato così, la diffusione delle informazioni non era così capillare, la crisi piombò sul mercato inaspettatamente, facendo innumerevoli vittime.
Il vantaggio principale della crisi del 1929 è che è stata nel 1929 ed adesso essenzialmente non ce ne frega più un tubo poiché maggior parte dei finanzieri di allora sono morti e il costo delle mie lamette da barba è modestamente influenzato dalla crisi delle acciaierie svedesi del 1929. Quindi possiamo stare tranquilli, ai nostri nipoti non gli fregherà un bel niente del crack dell’unicredit e dello spatasciarsi dei manager dal ventiduesimo piano, anche se è a noi che adesso tocca ripulire il marciapiede dal fetidi resti di manager. Le previsioni meteo purtroppo non sono rassicuranti, ci garantiscono abbondanti e diffuse precipitazioni di manager incravattati per tutto il 2009 sulla penisola e la cosa diviene preoccupante a meno che tu non sia titolare di un impresa di pompe funebri. Per parlare della crisi economico finanziaria si è scomodato perfino il Papa che a gran voce ci ha ricordato che “i soldi sono nulla”, in una visone cosmo centrica globale discorso giustissimo e che apprezzo, una verità che tende a riportarci verso il significato dei beni terreni, posizione che condivide anche il pizzicagnolo all’angolo della mia via che però nonostante tutto il suo apprezzamento per la mia visione filosofica della vita ha minacciato di farmi ad etti se non pagavo il conto dello spicchio di pecorino appena acquistato.
In sostanza, qualora le mie azioni della fabbrica di tagliaunghie cinesi non risalgano velocemente penso che opterò per aggiungermi al parco e modesto convivio del munifico papa benedetto XVI. per ricordargli che i tagliaunghie non sono tutto nella vita, ma per campare bisogna magnà.






